Il manifesto
Espressionismo visionario
Il principio di Ermes raccomanda l'uso del simbolo: abbiamo una fonte ma cifrata, criptica, enigmatica.
Uno degli scopi principali dell'arte, nella mia visione, oltre il rispondere a bisogni soggettivi dell'artista, è smuovere e riaccendere il sentire collettivo; nella trasfigurazione simbolica delle ferite aperte nell'anima creatrice, dando forma alle immagini in lei presenti, in relazione con se stessa, col proprio tempo e col mondo. È urgente nel momento attuale, come lo è stato in ogni epoca della storia in cui si è testimoni non solo passivi, dare forma agli elementi immaginali che rimangono nel substrato profondo del divenire temporale, nel loro perdurare o trasmutare nel corso della storia: tali forme simboliche, in perenne trasmutazione, possono ancora smuovere sensazioni ed emozioni vivide, commuovere chi è interiormente desto e tentare di penetrare nei 'sonni' di molti altri, come sogni o incubi di significato oscuro ma rilevante, come presentimenti. Esse possono infatti, a mio parere, presentire nell'immaginario gli ulteriori sviluppi, dalla propria visuale sulla scena, del dramma concreto che si svolge sempre più accelerato nel "gran teatro del 'mondo che va in frantumi'", sia quello che emerge un dramma intimo, interpersonale, collettivo, universale (o tutti assieme).
È urgente, secondo me, nella ricerca artistica, il tornare a dare valore primario alla sensibilità interiore, alla portata simbolica e metafisica delle immagini (che è sempre stata presente in tutta la grande arte di tutti i tempi), e all'azione creativa dell'immaginazione, attraverso un'immersione nell'immaginario personale e collettivo che corrisponde in profondità con la realtà dell'anima individuale, del suo stato emotivo, e, attraverso di essa, con quella dell''Anima Mundi'.
Chi crea esplorando il proprio tempo interiore, senza perdere sensibilità per quello sociale e storico in cui è di passaggio, si può venir a trovare più o meno consapevolmente disperso in un labirinto di figure e forme ambigue, segni permasti indelebilmente dopo diverse cancellature e riscritture non collocabili in un tempo definito, tracciati pervenuti da un ammasso caotico che rimanda a tempi remoti, a eventi interiori primordiali, come a futuri ritorni a condizioni simili a quelle ancestrali; in bilico tra figurazioni e sintesi schematiche, scenari, paesaggi immaginari pieni di elementi architettonici elementari, atemporali, scheletri da un passato (o futuro) psichico perduto, presagimenti, tentativi abbandonati di edificazioni, frammenti di costruzioni grandiose o squallide, di loro certe distruzioni future; trasfigurazioni di ricordi, eventi, incidenti, esperienze personali e assieme rimandi all'immaginario collettivo dal tempo in corso, introdotti sincronicamente, autonomamente e inconsciamente, nel primo e diretto approccio creativo.
Il fare creativo diventa lasciar fluire e registrare tutto questo, non deliberare nulla al di fuori di quello che viene richiesto dall'immagine stessa, nel suo prender forma, dall'immaginario che affiora in essa autonomamente, a partire da una prima originaria immagine ideativa, che raccoglie tensioni, sensazioni, suggestioni fortemente attrattive, pathos.
La simbolicità non può che rimandare, in quest'epoca più che mai, ad una parte interiore di cui si percepisce la mancanza o lo sprofondamento totale su un orizzonte sterminato; perduta, rimossa, ottenebrata, la si evoca e richiama inconsciamente, nel torrente sotterraneo, non ritrovando i pezzi combacianti nell'invisibile, tra i molti frammenti dispersi.Sono per un'arte che nasce dal sangue, dal fuocoe che si origina come una necessità viscerale, non come operazione fredda e falsamente filosofica.
La creatività autentica, l'istanza visionaria e simbolica, nell'arte hanno di nuovo da esser portate in primo piano; senza la pretesa di esser 'nuovi' e 'originali', bisogna lasciare cadere i miti progressisti e futuristi, lasciare le illusioni a chi si vuole (ancora) illudere; lasciar cadere l'illusione del valore del nuovo a tutti i costi, non aver paura di passare per anacronistici e reazionari, la reazione è più che mai necessaria oggi a livello artistico; non temere le discese negli inferi psichici, riscoprire il valore intramontabile dell'immaginazione, dell'immaginario archetipico, e l'efficacia dell'espressività simbolica dei mezzi artistici tradizionali, oltre che di mezzi nuovi utilizzabili per dare forma alle immagini.
Le esigenze e le modalità dell'espressionismo non sono mai morte e avranno molto ancora da dare in futuro, modificandosi con nuove tecniche e stili ibridati; i sincretismi potranno portare nuova linfa vitale all'Arte.
Emanuele Longo


